Davvero vi stupite?

Grande stupore e indignazione (finta o vera, chissà) ha creato l’articolo di Repubblica che denunciava la presenza di un lido balneare a Chioggia, provincia di Venezia, completamente “addobbato” di immagini e frasi fasciste.
Partiamo però da una considerazione: l’Italia non ha mai fatto i conti con il fascismo per il semplice fatto che non è stata fatta una vera cultura antifascista nelle scuole e soprattutto nelle istituzioni. Non c’è mai stata una Norimberga italiana verso i capi del fascismo, nessuno ha mai spiattellato al mondo, come è accaduto per i nazisti, i crimini del regime di Mussolini. Si è sempre permesso che una certa velata cultura fascista fosse ancora presente nello Stato, basti pensare alle forze armate nel dopoguerra: ad occupare alti gradi militari vi erano spesso ex gerarchi fascisti graziati, i cui crimini erano stati insabbiati, il tutto per evitare possibili rivoluzioni o governi di stampo socialista/comunista.
I neofascisti post conflitto bellico, confluiti nel MSI, furono poi sdoganati a metà anni 90 da Berlusconi, il quale li portò con sé al governo.
Pertanto non c’è nemmeno da stupirsi più di tanto se spunta uno stabilimento balneare che ha le sembianze di un santuario fascista più che di una rilassante struttura turistica.
Di certo mi viene molto difficile pensare che la stessa cosa possa accadere in Germania, con le immagini e le frasi di Hitler e Göring che accompagnano i bagnanti in spiaggia, ma qui siamo in Italia, il paese in cui, citando Pasolini, “ tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale”.

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Aldo dice 26×1

A Sesto San Giovanni (MI) quasi 300 persone sfrattate, in attesa dell’assegnazione di una casa da parte del comune, hanno trovato rifugio in un vecchio edifico dell’Alitalia.

L’edificio è stato occupato abusivamente da tre associazioni: Clochard alla riscossa, Unione inquilini Milano e Comitato per il diritto alla casa.
Quello che è diventato un vero e proprio residence sociale l’hanno chiamato “Aldo dice 26×1”, come il messaggio in codice con cui il CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) ordinò l’insurrezione contro i nazisti il 24 aprile del 1945. Il simbolo di tutte le liberazioni.

Settemila metri quadrati, 65 “possibilità abitative”, 7 piani: la proprietà di questo palazzo è del ministero di Grazia e Giustizia e due anni fa, prima dell’occupazione, tutti i locali erano in uno stato di completo abbandono. Sono stati ricostruiti gli impianti, risistemati i tetti: tutti lavori svolti da professionisti che rischiano anche la denuncia per aver dato una mano a queste associazioni.

aldo

Le regole per accedere sono poche ma fisse: non si usa la corrente nelle camere, si pagano dieci euro a settimana per le spese comuni (chi non può permetterseli deve lavorare per gli altri), non entra chi non ha permesso di soggiorno. I bagni sono in comune, le pulizie si fanno a turno, le quattro cucine disponibili sono aperte ma devono essere rimesse in ordine dopo l’uso.
Al piano terra ci sono la trattoria (5 euro a pasto, completo di bevande) e il guardaroba sociale, una palestra, una biblioteca, un’aula studio, uno spazio bimbi e un salone per concerti.

Si tratta comunque di una sistemazione temporanea, poiché il vero obiettivo rimane quello di trovare una vera sistemazione per queste famiglie, ma l’alternativa a questa soluzione momentanea è la strada.