Dittatura

Con questo termine si indicano nella storia delle dottrine politiche fenomeni molto diversi fra loro. È necessario pertanto distinguere:

  1. la dittatura romana di età repubblicana, che è una magistratura straordinaria e legittima istituita per risolvere situazioni eccezionali di emergenza e di pericolo;
  2. la degenerazione dell’istituto romano a partire dalla dittatura di Lucio Cornelio Silla (138 – 78 a.C.) e Gaio Giulio Cesare (100- 44 a.C.);
  3. la vicenda del concetto di “dittatura” dalla sua soppressione formale (44 a.C.) al XX secolo, quando è impiegato per indicare una specifica forma di governo;
  4. il nuovo significato che il termine ha assunto nel Novecento.

Nel XX secolo per “dittatura” si intende una forma di Stato o di governo che minaccia le fondamentali libertà dei cittadini e viene caratterizzata come governo non democratico e non costituzionale retto sulla forza. F. Neumann (1889 – 1954) nell’opera “Lo Stato democratico e lo Stato autoritario” (1957) distingue, sulla base della loro forza coercitiva, tre forme di dittatura:

  • la “dittatura semplice”, che si fonda su una intensificazione dei normali strumenti coercitivi;
  • la “dittatura cesaristica”, che si appoggia sulle masse;
  • la “dittatura totalitaria”, in cui agli elementi delle prime due forme si aggiunge il controllo dei mezzi di comunicazione e quello dell’educazione dei cittadini.

Karl Marx (1818 – 1883) ha parlato di “dittatura del proletariato” a proposito della fase di transizione in cui il proletariato, dopo aver abbattuto lo Stato borghese, assume temporaneamente il controllo dello Stato per attuare la riforma sociale che deve condurre dapprima allo Stato socialista e poi alla società comunista, nella quale, non essendoci più le classi, lo Stato si estingue.

Democrazia

Il termine, che letteralmente significa “potere del popolo”, è attestato in senso negativo in Aristotele (384 – 322 a.C.). Il termine verrà poi collegandosi sempre più con quello di “repubblica” e di sovranità popolare, assumendo significato polemico nei confronti della monarchia.
Nel corso del Settecento il concetto di “democrazia” si politicizza ed è soprattutto presente nell’esperienza politica dei giacobini, al cui fallimento fa seguito però un suo sostanziale accantonamento (in quanto identificata col Terrore), almeno sino alla rivoluzione del 1848. A partire dalla metà dell’Ottocento, il termine “democrazia” si consolida all’interno di una concezione liberale e costituzionale della modernità politica. Ne segue la sua utilizzazione come indice delle dinamiche di costituzionalizzazione del potere e di consolidamento delle istituzioni rappresentative. La democrazia si emancipa così dal suo antico legame con l’idea di “repubblica antica”, e di partecipazione diretta alle decisioni politiche e viene utilizzata come indicatore della tendenza irreversibile verso l’uguaglianza delle condizioni, a cui si devono opporre correttivi in grado di assicurare i fondamentali diritti di libertà dei cittadini.
Nel corso dell’Ottocento è tuttavia attestata, nell’ambito delle dottrine politiche di matrice socialista e anarchica (anarchismo, comunismo, socialismo), un’altra concezione di democrazia, non formale ma “sostanziale”, che mira ad estendere anche a livello sociale ed economico quell’uguaglianza tra i cittadini che lo Stato liberale di diritto garantisce a livello politico e giuridico.
Nel Novecento la democrazia assume il significato predominante di democrazia liberale e rappresentativa, che ha il compito di realizzare l’allargamento dei diritti politici e il rafforzamento delle istituzioni rappresentative nelle quali deve trovare espressione la partecipazione politica dei cittadini. La democrazia viene allora sempre più interpretata in senso “tecnico” come insieme di procedute atte a garantire tali finalità e in essa si esprime la legittimità delle moderne situazioni politiche liberali.

Costituzione

Il termine ha un duplice significato: da un lato indica l’insieme dei rapporti giuridici e politici che definiscono un concreto ordine politico, dall’altro indica un sistema di regole e di norme atte a tutelare i diritti e la libertà dei cittadini.
Nella prima accezione del termine, ogni realtà politica  ha la sua “costituzione”, radicata nella concreta configurazione storica dei suoi ordinamenti; nella seconda accezione, invece, si può parlare di “costituzione” solo laddove esista la garanzia giuridica e politica dei diritti dei singoli, nonché principi di limitazione e separazione dei poteri atti a far sì che il governo non si renda dispotico. In questo secondo significato, la “costituzione” definisce, nella tradizione politica continentale la tendenza identificazione di Stato e diritto e trova espressione nell’idea di costituzione “formale”.