25 Aprile

Si parla spesso di memoria, di mantener vivi certi ricordi per impedire che ciò che è accaduto si ripresenti di nuovo.
Tutti discorsi che per lo più annoiano i giovani e lasciano indifferenti molti adulti.
Eppure io, che sono giovane, non voglio diventare un indifferente, per questo davanti a certi fatti non mi annoio.
Odio e disprezzo il tentativo, a volte subdolo e sfacciato, spesso politico, che c’è negli ultimi anni di riscrivere la storia sulle pagine sbiadite di quella autentica. Ancora più fastidioso è vedere che nel branco di questi revisionisti vi siano molte volte anche ragazzi giovani, che chiaramente nel 99,8% dei casi non azzeccano nemmeno un congiuntivo. Il loro scopo è quello di far passare i fascisti come dei semplici vinti, come se avessero perso una partita a briscola. Usano la parola vinti. I fascisti sono passati da dittatori a vinti, da squadristi a povere vittime, da sovrani a invasi. In Italia abbiamo avuto una dittatura, e coloro che l’hanno sostenuta fino alla fine non possono essere visti come delle povere vittime nel momento in cui hanno perso.
Che fosse giusto combattere i tedeschi e i fascisti è ad oggi considerato un ovvietà in tutta Europa, tranne che nel nostro paese. Eppure dovremmo ricordarci che la libertà e la democrazia iniziarono solo dopo la Resistenza: le donne, per esempio, ottennero il voto proprio perché svolsero un ruolo fondamentale nella Resistenza.
Oggi noi abbiamo la fortuna (almeno per adesso) di non dover vivere una situazione di guerra. Ma se malauguratamente ci capitasse di dover vivere una situazione simile, avremmo lo stesso coraggio dei resistenti? Dove lo trovarono loro il coraggio di disertare l’esercito fascista, con le relative conseguenze, e arruolarsi nelle bande partigiane? Operai, preti, suore, contadini e perfino bambini nel loro piccolo, si opposero. Certo, non tutti perché molti avevano paura, ed è alquanto comprensibile. Ecco, forse più che il coraggio, ad animarli fu la speranza, la certezza della vittoria, la consapevolezza di essere dalla parte giusta e che il sacrificio non sarebbe stato vano.
Ho letto le lettere dei condannati a morte della Resistenza e c’è una cosa che mi ha colpito: la loro ossessione perché i figli studino, per migliorare la loro condizione sociale ma anche per contribuire a rendere il Paese più giusto.
Oggi in un paese che non sembra per niente giusto, la verità è una parola abusata, svuotata e sfruttata a proprio piacimento. Nell’era del degrado morale dove anche la parola libertà sembra aver perso il suo significato, non è inutile ricordare che non molto tempo fa sono esistiti italiani e italiane così. L’Italia è un paese ricco di storia ma povero di memoria, che ha un costante bisogno di ripassare, di ascoltare. Allora ascoltiamo quei pochi superstiti che ormai sono rimasti, ascoltiamo noi che abbiamo questo privilegio chi la storia l’ha scritta con le proprie lacrime.

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